Parole e immagini dall’incontro voluto da Amici di Giovanni e dal comitato di SGUARDI – con il Comune di Villa Guardia e l’adesione della Rete Antiviolenza dell’Olgiatese Battito d’Ali – con Lucia Annibali e Daniela Palumbo, autrici del libro Il futuro mi aspetta.Modera magistralmente Carla Giovannone.


16 marzo 2026 – Lucia Annibali e Daniela Palumbo dialogano con Carla Giovannone.
Un’iniziativa pensata per la Giornata internazionale dei diritti della donna – 8 marzo – che richiama le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, e proposta nel decimo anniversario di Sguardi, rassegna volta a sensibilizzare sui temi della violenza di genere (si vedano ad esempio alcuni appuntamenti passati: nel 2016, 2018 anche qui e qui, 2024, 2025).
Promotori: Comune di Villa Guardia, gruppo di associazioni e cittadine e cittadini volontari. Offerta dall’Associazione Amici di Giovanni.
Ci sono serate che non si limitano a passare, ma ti restano addosso, costringendoti a guardare il mondo, ancora una volta, con occhi diversi. L’incontro con Lucia Annibali e Daniela Palumbo è stato esattamente questo: un momento necessario, di una profondità che toglie il fiato. Barbara Morandi, presidente Amici di Giovanni

RESILIENZA SENZA RETORICA: UN RACCONTO POTENTE
Lucia Annibali? Mai banale, pacata, rigorosa nei ragionamenti.
Straordinaria la forza dimostrata nel tramutare il danno in benefici per la collettività.
Il rifiuto di non farsi definire dal gesto che l’uomo violento le ha imposto.
Una persona molto sopra la media.
Una persona capace di ispirare.
Uno squarcio di luce su di me, sul mio carattere, sulla capacità di resistere al dolore fisico, sulla capacità di guardare oltre…
Sono tra le prime parole di Lucia Annibali.
Già si intuisce la direzione: avrebbe potuto essere un racconto centrato sulla violenza. Invece no.
La violenza c’è stata, inevitabilmente. Ma non ha occupato la scena. Non è stata la protagonista.
La vera protagonista è stata la scelta — ostinata, lucidissima — di non perdersi dentro quella ferita.
La caparbietà di ri-conoscersi fin dai primi giorni in ospedale, sotto una luce nuova.
Di restare dentro la propria vita, non ai margini.
Di essere parte attiva del proprio processo di cura.
Parole che non addolciscono nulla. Che parlano di resilienza senza retorica.
Della volontà, cruda e concreta, di non smarrirsi.
Un percorso in equilibrio raro: tra il dialogo intimistico con sé stessa e la progressiva assunzione di un ruolo pubblico.
Perché il dolore — fisico, emotivo, psicologico — resta. A lungo.
Ma, attraversato, diventa terreno da cui far nascere altro.
Testimonianze nelle scuole, nei territori, interviste, libri…
Un lavoro costante per smuovere pensieri, incrinare abitudini, aprire domande.
E poi una scelta ancora più esigente: andare dove il confronto è più difficile.
In carcere. Con chi la violenza l’ha agita.
Dialoghi che consumano energie, ma che possono generare consapevolezza. E, forse, cambiamento.
E, ancora, l’impegno politico.
Non come approdo simbolico, ma come spazio concreto di incidenza.
Tra le misure che portano anche la sua firma, il Reddito di Libertà per donne vittime di violenza.
Molti i temi attraversati.
Tra tutti, la necessità di rileggere culturalmente il rapporto uomo-donna: nelle relazioni, nel lavoro, nel lavoro di cura.
Più rispetto. Più giustizia. Più prevenzione.
Nella convinzione — tutt’altro che scontata — che non sia l’inasprimento continuo delle pene la leva decisiva, ma la costruzione di corresponsabilità.
C’è un ritmo, nel dialogo. Mai banale. Mai casuale.
Ogni passo raccontato è un passo scelto. Pensato. Maturato con generosità.
Così una storia personale diventa spazio collettivo.
Occasione di crescita, di consapevolezza, di possibilità — per molte e molti.
Resta, forte, un passaggio: la responsabilità individuale di agire per la collettività.
E una conquista forse ancora più radicale: la libertà di non odiare.
Il confronto con Daniela Palumbo ha restituito con delicatezza le fatiche e la forza di questi passi.
Resta da costruire futuro. Non lasciarlo al caso.
Il futuro ci aspetta.
Ed è da tessere, insieme.
Elena Zulli, comitato Sguardi

OLTRE IL DOLORE, VERSO LA LIBERTÀ:
IL MIO INCONTRO CON LUCIA ANNIBALI
[…] Ascoltare Lucia presentare Il futuro mi aspetta (Feltrinelli) non è stato solo assistere alla promozione di un libro. È stato ricevere un dono di forza e delicatezza da parte di una donna che ha saputo trasformare un abisso di violenza in una testimonianza viva e coraggiosa. Mi ha colpito come Lucia parli di resilienza e rinascita senza nascondere le ferite, affrontando persino quel senso di colpa che, paradossalmente, spesso soffoca chi ha subito un abuso.Ma la sua non è solo una storia personale; è una battaglia politica che deve essere anche la nostra battaglia. […]
Tornando a casa, ho portato con me una consapevolezza amara ma lucida: la violenza maschile sulle donne non è un’emergenza isolata, ma il frutto avvelenato di una questione culturale profonda. È un esercizio di potere che affonda le radici in una disparità antica, ancora oggi mimetizzata tra le pieghe di una società che si professa moderna.
Questo incontro non può restare solo un ricordo emozionante. Ci ha lasciato dei compiti precisi, dei semi da far germogliare nella quotidianità; il futuro aspetta Lucia, ma aspetta anche noi. E ci chiede di essere all’altezza della sfida.
Barbara Morandi, presidente AdG
LE VOCI DI CHI RENDE POSSIBILE SGUARDI
Bella serata e grande partecipazione. La testimonianza di Lucia Annibali mi ha toccato molto, soprattutto per la sua capacità di parlare di trasformazione e recupero anziché solo di dolore. Il fatto che abbia posto l’accento sul futuro e sulla possibilità di “redenzione” anche per chi ha sbagliato, rende il messaggio ancora più potente. Mi ha colpito il lavoro che svolge nelle carceri, mi affascina l’idea del recupero e delle seconde possibilità.
Francesca Cappello, comitato Sguardi e
presidente di Diversamente Genitori
È stata una serata molto bella e ricca di spunti di riflessione. Carla ha condotto in modo molto elegante e accurato il dialogo con le due autrici e come voi sono rimasta molto colpita da come Lucia non si faccia definire dall’atrocità che le è capitata, ma abbia trovato forza e coraggio per attraversare il dolore e plasmarlo in qualcosa di positivo. Anche Daniela molto brava, interessante il confronto fatto tra l’esperienza di Lucia Annibali e quello di Liliana Segre.
Sara Perrone, consigliera dell’amministrazione in carica
Complimenti davvero per l’organizzazione!
È stato un momento di riflessione interessante e necessario. ❤️
Sofia Longoni, autrice della poesia sulla panchina rossa
di Sguardi 2020 (QUI il video della realizzazione)
Grande emozione aprire la decima edizioni di Sguardi con questa testimonianza.
Bellissimo il dialogo di ieri sera, ha reso accessibile il racconto di un “impossibile” che diviene generatore di possibilità.
Lucia ci ha davvero offerto uno sguardo rivolto ad una vitale, urgente ed essenziale prospettiva di speranza.
Ogni piccolo seme genera cambiamento, continuiamo a lavorare per una cultura del rispetto, è un impegno dal quale nessuno dovrebbe sottrarsi. Grazie davvero a tutti e tutte.
Simona Scacchi, comitato Sguardi
Davvero una bella serata. La forza di affrontare la sua vicenda, terribile e dolorosa, a beneficio della comunità, dei giovani (che sono il nostro futuro) ma anche di chi ha commesso i reati (in un’ottica di recupero e rieducazione).
È una modalità interessante e concreta per affrontare la violenza.
Roberta Briccola, co-fondatrice di Sguardi
come ex-assessora ai Servizi Sociali


E INFINE, MA NON ULTIMA…
Voglio ringraziare Carla Giovannone per aver supportato questo progetto con la sua professionalità; scegliendo di donarci il suo talento ha reso questo incontro ancora più prezioso per tutti e tutte noi. Barbara Morandi
Al termine della serata, tisane e biscotti per tutti e tutte, un classico segno di cura di SGUARDI.


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Le foto sono di Alle Bonicalzi, sostenitrice e partecipe di svariate edizioni di SGUARDI.




